venerdì 5 dicembre 2014

Aborigeni Australiani




"….che Dio mi conceda la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso cambiare
e la saggezza di distinguere tra le une e le altre."

 
                     
                                   GLI ABORIGENI AUSTRALIANI



L' Australia è un paese di 7617930 Km2 , cioè 25 volte l'Italia, con una popolazione 100 volte inferiore. Quando venne scoperta dagli europei, nella seconda metà del 1700 era abitata da circa 700.000 nativi ivi residenti da più di 50.000 anni.

Aborigeni australiani
 Gli aborigeni, come vennero chiamati, non erano un unico gruppo etnico ma erano  composti da almeno 600 tribù con lingue ed usanze diverse. 
Come in America anche questa popolazione fu perseguitata tanto che nel 1900 si era ridotta a circa 100.000 unità.

Solo nel 1967 fu riconosciuto loro il diritto al voto e solamente nel 2008 il governo australiano chiese ufficialmente scusa per tutte le violenze commesse.

Arrivavano dal sud-est asiatico e vivevano in assoluta armonia con la natura in cui si identificavano ed erano nomadi cacciatori, pescatori e raccoglitori di quello che cresceva spontaneamente. Non conoscevano la ruota ed i loro attrezzi erano fatti con schegge di selce. Solamente nella stagione delle piogge costruivano delle capanne, altrimenti si riparavano con delle tettoie provvisorie. Le loro imbarcazioni erano ricavate da un unico pezzo di corteccia.

Aborigeno con boomerang
Per la caccia non avevano archi e frecce ma utilizzavano lance con la punta di pietra, non conoscendo i metalli, ed il boomerang, un legno con forma ricurva che quando veniva lanciato se non colpiva la preda compiva un cerchio tornando dal cacciatore.

Suonavano il Didgeridoo, uno strumento a fiato che può essere lungo fino a 3 metri e avere un diametro che passa dai 3 cm dell'imboccatura ai 30 o più della parte finale.

Non avevano una religione nè sacerdoti e non compivano sacrifici.

Grandi conoscitori del cielo notturno, studiavano e conoscevano i movimenti annuali delle stelle, e da questi movimenti escogitarono un complesso calendario stagionale.

Tra gli Aborigeni il Sole era visto come una donna che si svegliava ogni giorno nel suo accampamento a est, accendeva un fuoco, e preparava la torcia di corteccia che avrebbe portato attraverso il cielo. Prima di esporsi, lei amava decorarsi con ocra rossa, la quale, essendo una polvere molto fine, veniva dispersa anche sulle nuvole intorno, colorandole di rosso, (l'alba). Una volta raggiunto l'ovest, rinnovava il trucco, colorando ancora di giallo e rosso le nuvole nel cielo (il tramonto). Poi la Donna-Sole cominciava un lungo viaggio sotterraneo per raggiungere nuovamente il suo campo nell'est. Durante questo viaggio sotterraneo il calore della torcia induceva le piante a crescere.

La Luna, al contrario, era considerata un uomo. A causa dell'associazione del ciclo lunare con il ciclo mestruale femminile, la Luna fu collegata alla fertilità e fu considerata un simbolo altamente magico. Un'eclissi di Sole era interpretata come l'unione tra la Luna-Uomo e il Sole-Donna.

Venere era conosciuta dagli aborigeni come l'isola della morte doveveniva condotto lo spirito dei morti.

Tramandavano tutta la loro cultura oralmente e per mezzo di danze e canti rituali. Ciò era molto importante per la sopravvivenza delle tribù, il loro senso di identità, di conoscenza e del rapporto con gli antenati: era un'importante responsabilità che ogni generazione si assumeva per non interrompere lo scorrere del Tempo-del-Sogno, l’era mitica della creazione, il principio fondamentale di tutto.

Il tempo è percepito come un fluire continuo dall’inizio, strettamente collegato con il

passato, il presente, il futuro. Per gli indigeni, che lo chiamano con differenti

parole secondo le diverse lingue, il Dreamtime è un insieme di storie, trasmesse di generazione in generazione ed eseguite durante le cerimonie, che rappresentano la loro relazione con la terra, la famiglia, la tribù, la fauna, la flora e che davano loro informazioni per sopravvivere, leggi naturali e comportamenti etici.

Danze rituali
Le Vie dei Canti, o Orme degli Antenati o Vie della Legge, come gli Aborigeni le chiamano, equivalgono ad una dettagliata descrizione del territorio, vera e propria rappresentazione grafica dell'immenso deserto australiano, indispensabile per orientarsi nel suo interno: seguendo questi percorsi, gli Aborigeni, unici in grado di farlo, si muovono dentro ad un ambiente apparentemente inospitale ed uniforme ad altri, guidati semplicemente da riferimenti quali alberi, rocce, asperità del suolo ma che per loro hanno un significato preciso ed inequivocabile.

Bruce Chatwin, una delle voci più originali del panorama letterario mondiale e grande viaggiatore, scrive nei suoi diari: ”Ogni albero era un'insegna al neon. Non c'era parte della regione che fosse insignificante ai loro occhi. C'erano solo gradi di significato”.
L'Australia intera poteva, almeno in teoria, essere letta come uno spartito. Non c'è roccia o ruscello, si può dire, che non fosse stato cantato o che non potesse essere cantato”.
 
Le vie dei canti
Di tutte queste conoscenze e tradizioni si è salvato poco.

Attualmente gli aborigeni vivono in remote aree interne oppure -più della metà- nelle periferie più degradate delle città, spesso in condizioni terribili.

L'ONG Survival International si occupa di difendere le loro vite, le loro terre e i loro fondamentali diritti contro ogni forma di persecuzione, razzismo e genocidio.

ELISA VENTURINI

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